Istituzioni e società civile insieme nel ricordo di Libero Grassi

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Un doveroso omaggio al sacrificio di un coraggioso imprenditore come Libero Grassi e, al tempo stesso, la testimonianza dell'opera che istituzioni e comunità conducono quotidianamente per contrastare la criminalità organizzata.

Per questo oggi a Palermo si è svolta uan cerimonia in memoria di Libero Grassi nel XXVII anniversario del suo barbaro assassinio, a cui ha preso parte il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Domenico Cuttaia, insieme alle autorità cittadine.

Come ha sottolineato il prefetto Cuttaia, insieme all'impegno di magistratura, prefetture e Forze dell'ordine, è bene ricordare anche l'impegno della società civile, di cui le associazioni antiracket e antiusura e le associazioni di categoria costituiscono le espressioni più operative.

I sodalizi antiracket e antiusura - ha proseguito Cuttaia - sono interlocutori privilegiati delle prefetture e delle Forze dell'ordine, oltre che del commissario straordinario, e come tali protagonisti non solo delle iniziative che si vanno a organizzare sul territorio per l'affermazione della legalità, ma anche dell'attuazione delle strategie intese a rafforzare gli strumenti di prevenzione dei fenomeni del racket e dell'usura.

Per tale ragione è stata richiesta ai prefetti una attentissima verifica e un puntuale aggiornamento dei requisiti per la loro iscrizione negli elenchi prefettizi, in maniera che l'affidabilità sia assoluta, a garanzia di tutti.

Fondamentale anche il ruolo che debbono svolgere le associazioni di categoria al fine di rafforzare quel contesto sociale che aiuti l'operatore economico a non sentirsi solo e ad essere coadiuvato, accompagnato e sostenuto nel suo rifiuto di sottomettersi alle angherie e ai soprusi delle organizzazioni delinquenziali.

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Arresti per estorsione a Molfetta, la soddisfazione di de Scisciolo e della F.A.I. – Antiracket

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Il presidente della F.A.I. – Antiracket Molfetta, nonché vicepresidente del direttivo nazionale della F.A.I., Renato de Scisciolo, intende vivamente congratularsi con la Procura della Repubblica di Trani e con la Guardia di Finanza della Tenenza di Molfetta per l'eccellente operazione che ha portato all'arresto di Andrea Filannino di 58 anni e del figlio Michele di 32 anni accusati di aver perseguitato con atteggiamenti estorsivi il titolare di un negozio di elettronica e telefonia sito in Molfetta, costringendolo a versare loro soldi in cambio di "protezione".

La vicenda, secondo quanto denunciato dal commerciante lo scorso gennaio, avrebbe avuto origine nel gennaio 2016 con la sottrazione di un telefonino e per poi proseguire con richieste insistenti di somme di 300 euro a settimana per garantire protezione. Un'escalation di richieste che ben presto ha posto il commerciante in serie difficoltà costringendolo ad accettare il prestito di 25.000 euro sui quali avrebbe pagato, però circa 45.000 euro di interessi nel giro di pochi mesi.

Allo stremo delle forze il commerciante si è rivolto alla F.A.I. – Antiracket Molfetta che l'ha accompagnato alla denuncia, costantemente assistito dall'avvocato dell'associazione Maurizio Altomare, che ha messo in moto l'attività investigativa che ha portato agli arresti. Ancora una volta una dimostrazione chiara e concreta dell'efficacia della denuncia e della fiducia nelle Forze dell'Ordine che la F.A.I. non smette mai di sollecitare.

«La brillante operazione portata a termine dalla magistratura e dalle Forze dell'Ordine – conferma il presidente de Scisciolo – è la dimostrazione come la collaborazione reciproca possa far maturare ottimi frutti di legalità. Per questo saremo sempre vicino alle vittime incoraggiandole a denunciare i propri aguzzini».

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Mafia, operazione contro clan attivi a Bari: 104 arresti

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In una maxi operazione antimafia contro la criminalità organizzata pugliese, denominataPandora", i carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) stanno eseguendo, a Bari e in altre località italiane, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 104 presunti affiliati ai clan Mercante-Diomede e Capriati. Le accuse riguardano il 416 bis e una serie di reati che vanno da 3 tentati omicidi a rapine, furti, usura, estorsioni e traffico di stupefacenti.

L'inchiesta

Gli arresti sono il risultato di un'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bari, che ha ricostruito gli assetti organizzativi, le attività criminali e la capacità d'infiltrazione dei clan nel tessuto economico e sociale della città pugliese e della sua provincia. Dall'inchiesta sarebbero emersi lo svolgimento di rituali di affiliazione, la disponibilità di armi, anche da guerra, e rapporti con esponenti della società foggiana e della Sacra Corona Unita di Lecce. "A Bari si fanno ancora le affiliazioni con i riti classici e i santini che neppure nella magia foggiana fanno più - ha detto il Procuratore di Bari Giuseppe Volpe - la Direzione distrettuale antimafia è viva più che mai e colpisce ancora le organizzazioni criminali. Gli strumenti investigativi sono stati le intercettazioni delle corrispondenze in uscita dal carcere fino a quando è stato concesso dalle norme, le intercettazioni ambientali e telefoniche e le dichiarazioni acquisite e riscontrate dei collaboratori di giustizia".

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Molfetta, espulso il socio indagato nell'operazione condotta dai Carabinieri di Bari

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La FAI Antiracket Puglia è venuta a conoscenza dell’operazione condotta dal Nucleo Ros dei Carabinieri di Bari nei confronti di 104 presunti affiliati ai clan Mercante-Diomede e Capriati e scaturita dall'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

Il direttivo ha appreso altresì dalla stampa e dalle Forze dell’Ordine del coinvolgimento nell'operazione di un proprio socio e membro dello stesso consiglio direttivo.

Il presidente Renato de Scisciolo, a nome dell’intero Consiglio Direttivo, rivolge un plauso alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura, ma allo stesso tempo non è indifferente a ciò che è accaduto al proprio socio.

Alla luce di quanto appreso e nel pieno rispetto dei regolamenti in vigore all'interno della FAI, il Direttivo, convocato in assemblea urgente e straordinaria, ha provveduto a sospendere da qualsiasi incarico il socio e altresì alla sua espulsione dall'associazione, secondo quanto previsto dal regolamento che tutti coloro che entrano a far parte della stessa associazione accettano e sottoscrivono.

“Auspichiamo e chiediamo fortemente che si faccia chiarezza sulla vicenda” conferma de Scisciolo. Il direttivo è inoltre in attesa di conoscere le motivazioni alla base dell’arresto e si stringe unitamente affinché tale episodio non getti macchia sull'associazione e il proprio operato.

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