“La Squadra Stato”, a Vieste i magistrati della DDA di Bari. Incontro con Fai, prefetto e chiesa

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Legalità, sicurezza e lotta alla mafia al centro di un incontro organizzato a Vieste e promosso dall’associazione locale del FAI Antiracket. Appuntamento martedì 12 novembre 2019 intitolato “La Squadra Stato” alle ore 17 presso la sala conferenze dell’Hotel Aranci in Piazza Santa Maria delle Grazie, 10.
All’evento parteciperanno il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura Anna Maria Porzio, il vescovo Franco Moscone, il prefetto Raffaele Grassi, il procuratore capo della DDA Giuseppe Volpe, il procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro, il procuratore aggiunto della DDA Francesco Giannella, il presidente onorario del Fai Tano Grasso, il presidente Fai Luigi Ferrucci, il sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti e il presidente Fai Vieste Nicola Rosiello.
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Antiracket, a Molfetta incontro con il Commissario Straordinario del Governo, Annapaola Porzio

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MOLFETTA – Mercoledì 13 novembre alle ore 11 si terrà nella Sala Consigliare del Comune di Molfetta un incontro con Annapaola Porzio - Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. A fare gli onori di casa il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini.Interverranno anche Luigi Ferrucci, presidente nazionale FAI; Renato de Scisciolo, vicepresidente nazionale FAI; Tano Grasso, presidente onorario FAI, Fabio Marini, Coordinatore Regionale
Vi prenderanno parte autorità istituzionali e i rappresentanti delle categorie commerciali ed imprenditoriali
La tavola rotonda sarà moderata dall'avv. Maurizio Altomare, dell'Associazione Antiracket.Parteciperanno all'iniziativa anche alcune classi degli studenti del Liceo Classico e dell'Istituto Mons Antonio Bello di Molfetta.
Sarà l’occasione per discutere di temi di grande attualità come l’usura e il racket, le difficoltà che incontrano gli imprenditori che denunciano anche a causa delle lungaggini burocratiche e nello stesso tempo si cercherà di incentivare alla denuncia.

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Operazione "Do Ut Des", in appello condanne confermate ma ridotte

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La Corte di Appello di Bari ha confermato 30 condanne, riducendo per 18 imputati le pene inflitte, e ha assolto altri due imputati, al termine del processo di secondo grado nei confronti del clan Parisi, relativo a decine di episodi di estorsione ai cantieri edili eseguiti - secondo l'accusa - imponendo guardianie e carichi di merci da fornitori amici. Per il boss del quartiere Japigia di Bari, Savinuccio Parisi, la Corte ha riconosciuto la continuazione con precedenti sentenze e ha ridotto la pena da 10 a 6 anni di reclusione. Anche per i fratelli del capo clan, Michele e Giuseppe Parisi, le pene sono state ridotte, per il primo da 20 a 14 anni di reclusione, per il secondo da 13 anni e 4 mesi a 11 anni. Ridotte da 9 anni e 4 mesi a 5 anni le condanne per il boss Eugenio Palermiti e per il  pluripregiudicato Battista Lovreglio. La Corte ha inoltre assolto "perché il fatto non sussiste" un imprenditore imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, Francesco Latorre, che in primo grado, con il rito abbreviato, era stato condannato alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione. Confermate le condanne al risarcimento dei danni alle costituite parti civili: il Comune di Bari, Confindustria Bari, Fai Antiracket di Molfetta, Ance, Arca e sei imprenditori. I fatti contestati risalgono agli anni 2010-2015. Gli imputati rispondono, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di armi, lesioni personali, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, furto, illecita concorrenza con minaccia e violenza, favoreggiamento. Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Dda di Bari, portarono nel marzo 2016 all'arresto di 30 persone nel blitz cosiddetto 'Do ut des'. Altri 19 imputati, tra i quali il figlio cantante del boss, Tommy Parisi, e cinque imprenditori, sono attualmente a processo per gli stessi fatti con il rito ordinario.

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Processo di mafia a Foggia: Confindustria Puglia parte civile insieme a Regione

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«Confindustria rappresentando la categoria degli imprenditori ha contribuito, con il proprio intervento, a tutelare gli interessi degli imprenditori taglieggiati. Anche in questo caso non è intervenuta la costituzione di parte civile di nessuno dei singoli imprenditori taglieggiati, a maggior ragione questi interessi devono essere tutelati dalle associazioni di categoria». E’ la tesi sostenuta da Alessandro Dello Russo, legale rappresentata della Regione Puglia, di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia, al termine della prima udienza del processo di mafia in cui, per la prima volta a Foggia, l’associazione degli industriali si è costituita parte civile. Così come ha fatto oggi anche l'associazione «Giovanni Panunzio» sorta in memoria dell’imprenditore foggiano ucciso 27 anni fa perché si ribellò al pizzo.

 

Quello iniziato oggi è il processo denominato 'Decima Azione' dall’omonimo blitz che, a novembre dello scorso anno, portò in carcere 30 dei principali componenti dei clan mafiosi foggiani: 25 imputati hanno scelto il rito abbreviato che si sta celebrando davanti al Gup del Tribunale di Bari. In quattro invece vengono processati con rito ordinario, in corso di svolgimento al Tribunale dauno. Si tratta di Giuseppe Albanese, Giuseppe e Lorenzo Spiritoso, rispettivamente padre e figlio e Fabio Tizzano, accusati, a vario titolo, di mafia, estorsione, armi e tentato omicidio. 
Nel corso dell’udienza preliminare si erano già costituiti parte civile: la Regione Puglia, il Comune di Foggia e il Fai Antiracket. Assenti, in questo processo, le vittime del racket. Intanto per oggi era stata annunciata la presenza del Governatore Michele Emiliano per rafforzare il senso di vicinanza della Regione Puglia alle vittime ma sopraggiunti impegni sul caso Ilva di Taranto gli hanno impedito di essere in aula a Foggia.

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